Chi controlla i controllori ?

LorenzinLo scandalo delle case farmaceutiche e dell’Avastin getta ombre sinistre su tutto il sistema di verifica a tutela dei cittadini-consumatori-pazienti compreso quello che la nuova legge di recepimento della Direttiva Europea 2010/63/UE appena approvata , affida ai ricercatori e cioè il controllo sul livello di dolore e ancor più sulla sorte del milioni di  animali soggetti a sperimentazione animale nella sola Italia   . La domanda è legittima : chi controlla i controllori ?Accordi tra case farmaceutiche su cui ora indaga la magistratura. Costi spropositati a carico dei pazienti che, in alcuni casi, si sono trovati nelle condizioni di non potersi curare. E’ la cornice inquietante in cui si pone, in questi giorni, lo scandalo dell’Avastin, farmaco che avrebbe avuto un’efficacia terapeutica identica ad uno, molto più costoso, invece adottato dal Sistema sanitario nazionale.

Gli interrogativi che questa vicenda pone, nonostante tutte le smentite e le prese di distanza, lanciano ombre sinistre anche su altri argomenti importanti e al centro di roventi polemiche. Come, ad esempio, la sperimentazione animale, altrimenti detta vivisezione, tanto cara alle case farmaceutiche anche se non predittiva. Sperimentazione che, secondo studiosi internazionali, potrebbe essere efficacemente sostituita da altre pratiche che, però, in Italia, faticano a  trovare una via di sviluppo.

Sulla vicenda ha preso posizione il Partito animalista europeo con un durissimo attacco alle lobby del farmaco e a tutti quei “poteri forti” che assicurano loro protezione. Il Pae contesta duramente il ministro della Salute, l’Aifa e quelle istituzioni che, per missione, hanno il dovere di tutelare i cittadini. Le stesse istituzioni che sono state chiamate a pronunciarsi sulla sperimentazione animale, su stamina e su moltissimi altri temi oggetto di dibattito scientifico.

avastatinSecondo il presidente del Pae, Stefano Fuccelli, i fatti di questi giorni dimostrano che “La farmacovigilanza, complesso di attività finalizzate a valutare in maniera continuativa tutte le informazioni relative alla sicurezza dei farmaci in commercio,  avrebbe dovuto  assicurare un rapporto beneficio/rischio favorevole per la popolazione invece è stato favorevole esclusivamente per i produttori del farmaco a discapito del Servizio Sanitario Nazionale e soprattutto alla salute dei cittadini”. In altri termini, lo scandalo mette in discussione tutta la “filiera” chiamata a garantire il consumatore, ossia tutti i cittadini.

Ancora oggi il ministro della Salute Lorenzin è tornata a precisare che il farmaco Avastin, avente un’efficacia terapeutica considerata equivalente per le patologie dell’occhio al farmaco Lucentis, è stato escluso dall’elenco dei farmaci rimborsabili dal SSN in seguito alla decisione dell’Agenzia Italiana del Farmaco in data 18 ottobre 2012, adottata anche sulla base di elementi di valutazione forniti dall’Agenzia europea EMA.

Tale decisione, secondo quanto riferito dall’AIFA, è stata adottata a tutela dei pazienti, sulla base di evidenze di possibili rischi per la salute. Il ministro Lorenzin, riferisce una nota del Ministero della Salute, ha chiesto un supplemento di istruttoria con particolare riguardo alla tipologia ed al contenuto specifico dei dati raccolti e posti a sostegno della decisione dell’AIFA. Il ministro, fa sapere il comunicato, ha investito della questione il Consiglio Superiore di Sanità, massimo organo di consulenza tecnico-scientifica del Ministro della Salute.

Accertamenti doverosi, alla luce dei fatti emersi nei giorni scorsi, ma sicuramente tardivi visto che già nel 2012 la Commissione Patologie Oculari dell’Ordine provinciale dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri di Roma aveva sollevato ripetutamente dubbi e perplessità sull’utilizzo del farmaco Lucentis invece dell’Avastin (prodotti rispettivamente dalla Novartis e dalla Roche), informando tutti i soggetti istituzionali interessati: la direzione dell’AIFA, la Regione Lazio e le direzioni di tutte le ASL e degli ospedali della Capitale.

L’Ordine capitolino aveva chiesto chiarimenti e dettagli sugli eventi avversi che invece avevano portato l’AIFA a disporre l’esclusione dell’uso intravitreale di Avastin. Senza ottenere risposte soddisfacenti.

“400 milioni di euro in un anno e 100 mila pazienti senza le cure a rischio di cecità, questo è il costo in denaro ed umano del presunto accordo tra le industrie farmaceutiche Roche e Novartis. Di fatto un cartello illecito per estromettere dal mercato il marchio  Avastin a tutto vantaggio del farmaco Lucentis su cui ora indaga la magistratura”, attacca una nota del Partito animalista europeo.

“Entrambi prodotti “salvavista”, impiegati nelle maculopatie oculari gravi, equivalenti sul piano terapeutico ma caratterizzati da una forbice di prezzo vistosa, una fiala di Avastin costa 20 euro contro i 900 del medicinale concorrente. Ben 100mila pazienti in quest’ultimo anno non hanno avuto accesso alle cure, che si sono visti rifiutare dagli ospedali perché non avevano le fiale di Lucentis, che hanno fatto raddoppiare le spese annuali dei reparti di oculistica. L’Antitrust ha già comminato una multa da 180 milioni di euro e sulla vicenda indagano due Procure: Roma, che ipotizza la truffa e l’aggiotaggio  ai danni del sistema sanitario; e Torino, che contesta i reati di associazione a delinquere, corruzione e disastro colposo”, continua il comunicato del Partito animalista europeo.

Secondo il presidente del Pae, Stefano Fuccelli, i vertici dell’Aifa, anche in passato, avrebbero  “chiuso non un occhio solo ma entrambi sulla vicenda del vaccino italiano anti AIDS”. “Dopo 16 anni e dopo aver destinato circa 50 milioni di euro, tra fondi per la

Ricerca e fondi per la Cooperazione, non esiste alcun vaccino preventivo”, affonda Fuccelli. Il Partito animalista europeo ricorda, inoltre, le diverse denunce presentate nei confronti del ministro della Salute per omissione di atti d’ufficio per lo stallo del tavolo sui metodi alternativi alla sperimentazione animale inaugurato dal precedente ministro Balduzzi e rimasto paralizzato con l’attuale gestione del dicastero. Denunciato, sempre dal Pae, anche un alto dirigente del Ministero. Per questi fatti sono in corsoindagini affidate a pubblici ministeri romani.

da: quotidiano.net

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