Dibattito animalisti insubria a Busto Arsizio 15 aprile 2014

animalisti e insubria a confronto
animalisti e insubria a confronto

Dibattito di Busto Arsizio 15 aprile 2014

“I risultati della ricerca attraverso le diverse forme di sperimentazione scientifica”

A proposito del dibattito tenuto nella Sala Consiliare del Comune di Busto Arsizio tra l’Associazione Animalisti Onlus e l’Università Insubria, sono state poste alcune domande alle quali non è stato possibile rispondere in sede di dibattito per motivi di tempo. Il Comune di Busto Arsizio nella persona del dott. Giovanni Restelli ha gentilmente inviato queste domande a noi e all’Università dell’Insubria, queste sono le domande rivolte ai nostri relatori e alle quali rispondiamo molto volentieri.

Risponde Alessandro Mosso :

  • Cosa intende fare la sua Associazione di Animalisti contro le derattizzazioni nei comuni della provincia di varese, compreso Busto …. .

Devo dire che non capisco cosa centri la sperimentazione animale con la derattizzazione. Vorrei comunque dire a chi mi ha posto questa domanda, che gli Animalisti si battono e promuovono campagne di sensibilizzazione per moltissimi soprusi che vengono abitualmente e arbitrariamente perpetrati nei confronti degli Animali e quindi anche sulla derattizzazione selvaggia e direi poco empatica.

Come abbiamo sempre detto ai Comuni di tutta Italia, il mercato dei veleni per ratti è un’altra lobby pericolosa, la quale grazie alla sua rete italiana ed europea vende veleni fregandoosene dell’ambiente e del territorio. I Comuni che analizzano le nostre proposte, quasi sempre capiscono la gravità della cosa, ma poi grazie a quella famosa lobby e rete capillare, continuano ad acquistare veleni inutili e pericolosi.

Esistono metodologie non cruente che svolgono un’ottimo lavoro, i veleni classici utilizzati dai comuni, oltre ad essere dannosi per l’ambiente sono pericolosi per l’uomo (il bambino).

http://biologiribelli.blogspot.it/2008/03/le-alternative-ecologiche-e-non-cruente.html

Se poi le istituzioni a “empatia limitata” vogliono continuare con metodi cruenti e non risolutivi del problema, mettendo a rischio l’ambiente in generale e i bambini in particolare, non può certo essere addebitata la colpa a noi.

Risponde il dott. Massimo Tettamanti :

  • Relativamente alla domanda sugli animalisti che “si prendono il diritto” di scegliere quali animali possono essere utilizzati e quali non possono essere utilizzati a fini sperimentali vorrei dire che è innegabile che ci siano forme di vita dotate di un sistema nervoso centrale e altre che non lo sono.

Quindi, pur nelle diversità specie specifiche, tutti gli animali sono in grado di provare dolore.

Quindi dovrebbe essere normale, compassionevole, automatico provare empatia per chi soffre indipendentemente dalla specie animale.

Quindi dovrebbe essere “normale” essere “animalisti” altrimenti c’è un problema di empatia limitata.

Chiedo quindi agli “empatici limitati” con che diritto decidono di essere la specie che può usare le altre a piacimento.

Se ci si arroga questo diritto per motivi religiosi allora non c’è possibilità di continuare il dialogo in quanto la fede viene accettata anche quando si scontra con l’evidenza scientifica.

Se ci si arroga questo diritto per una presunta “maggiore intelligenza” allora la chimica ambientale e altre discipline dimostrano che l’uomo è l’unica specie animale che sta distruggendo il proprio habitat, dal punto di vista evolutivo una catastrofe. Comportamento che solo la specie animale più stupida può agire.

  • Definizione di vivisezione. Ne riporto una:

vivisezione Atto operatorio su animali vivi, svegli o in anestesia totale o parziale, privo di finalità terapeutiche ma tendente a promuovere, attraverso il metodo sperimentale, lo sviluppo delle scienze biologiche, o a integrare l’attività didattica o l’addestramento a particolari tecniche chirurgiche, o, più raramente, a fornire responsi diagnostici. Con significato più estensivo, il concetto di v. può essere applicato a tutte quelle modalità di sperimentazione, non necessariamente cruente, che inducano lesioni o alterazioni anatomiche e funzionali (ed eventualmente la morte) negli animali di laboratorio.

http://www.treccani.it/enciclopedia/vivisezione/

  • Realtivamente alla domanda rivoltami  sui “nostri referenti politici” e su come indirizzarli per nuove leggi rispondo che:

–       non ho referenti politici

–       se un  qualsiasi politico vuole abolire la vivisezione in Italia e solo in Italia allora è un ignorante totale dal punto di vista giuridico in quanto normata da normative internazionali e non nazionali.

–       Se un politico volesse abolire tutta la vivisezione in Italia non obbligatoria da leggi europee sarebbe almeno giuridicamente corretto

–       Se avessi un referente politico gli direi di non perdere tempo a cambiare leggi che non cambiano la sostanza delle cose ma, semplicemente, di indirizzare i finanziamenti verso la ricerca tecnologicamente avanzata che non fa uso di animali. Spostando i soldi si cambia tutto senza necessità di cambiare leggi create da governi pro vivisezione.

  • Ci sono alcune domande sul discorso farmaci umani e farmaci veterinari.

La parola chiave per capire il discorso è “specie-specifica”.

Ogni specie animale reagisce a suo modo alla dose, il metabolismo è qualitativamente e quantitativamente diverso al variare della specie e, sempre al variare della specie, variano gli effetti tossici [Garattini S. – Crit Rev Toxicol. 1985;16(1):1-29]

Questo vuol dire che per vedere se un farmaco ha effetti positivi o collaterali su una specie deve essere sperimentato e dosato per quella specie.

Tradotto: si sperimenta sul cane e sull’uomo. Dopo entrambe le sperimentazioni si capisce se, per quella particolare molecola, cane e uomo sono simili, parzialmente diversi, completamente diversi.

E quindi una molecola potrebbe essere un farmaco per uomo o cane, oppure solo per l’uomo, oppure solo per il cane … e sempre in dosi specie-specifiche.

Per questo è obbligatoria la sperimentazione sull’uomo.

Per questo coloro che dicono che si sperimenta su animali per non sperimentare sull’uomo mentono sapendo di mentire.

  • Relativamente alla richiesta su come si applicano le mie considerazioni all’università dell’Insubria che non si occupa di “ricerca farmacautica” rispondo rinnovando la proposta fatta al dibattito.

All’Università dell’Insubria vengono effettuate sperimentazioni su animali finanziate da soldi pubblici e sono effettuate a seguito di presentazione di documentazione al Ministero della Salute, quindi a seguito di documentazione pubblica.

Ho quindi invitato l’Università dell’Insubria a fornire la documentazione pubblica relativamente alle prove che svolgono e intenderanno svolgere per produrre documentazione scientifica relativamente a metodologie alternative.

Tale documentazione NON mi è stata fornita quindi rinnovo la richiesta.

  • Relativamente a quanto fatto da I-CARE per le alternative divido il discorso in due: passato e presente.

Passato: il primo ambito di cui mi sono occupato, ancora prima della nascita di I-CARE e successivamente anche con I-CARE, è stato quello della didattica universitaria con animali.

Questo per vari motivi:

–       in totale assenza di finanziamenti era impossibile tentare progetti più ambiziosi.

–       La didattica universitaria rappresentava quella tipologia di sperimentazione che serviva per formare negli studenti il concetto che l’animale è un “materiale sperimentale” e che l’uso di animali è imprescindibile. Infatti non aveva finalità di ricerca ma solo di “formazione” degli studenti.

Abbiamo ottenuto accordi con 43 facoltà scientifiche italiane alle quali venivano offerte gratuitamente le metodologie didattiche alternative e 103 facoltà scientifiche erano arrivate a sostituire questa tipologia di uso di animali.

Grazie a questo lavoro nella nuova legge l’uso di animali a scopo didattico è stato abolito.

Quindi ora è tempo di concentrarci nell’ambito successivo, quello della ricerca, e da Novembre 2013 è in corso un progetto che ha come obiettivo boicottare le raccolte fondi stile Telethon e AIRC (ma non solo) e reindirizzare i soldi verso ricerche senza uso di animali.

Per il 2014 sono previsti vari corsi in Università per la diffusione delle alternative già esistenti in quanto è inutile investire enormi quantità di fondi per nuove alternative quando quelle esistenti possono già essere applicate.

Saranno istituiti premi di ricerca per chi sviluppa nuove alternative ma al momento non sono ancora in grado di quantificare la mole di finanziamenti. Sarà sicuramente maggiore rispetto alle “briciole” che lo Stato italiano destina alle tecnologie alternative.

  • Relativamente alla richiesta di specificare il significato di “modello” immagino che questa nasca dalle mie critiche al “modello” animale.

In ambito scientifico il “modello” è quel “qualcosa” che, seppur non coincidente con la realtà, ne permette lo studio.

Ogni modello ha un ambito di validità al di fuori del quale è inutile o fuorviante.

Il progresso scientifico porta a teorizzare, sviluppare e costruire modelli sempre più avanzati.

Il modello animale si basa su specie animali diverse, che si ammalano di malattie diverse e che vengono tenute in condizioni diverse da quelle naturali.

In una scienza ottocentesca dove si dovevano studiare aspetti grossolani della fisiologia e dell’anatomia probabilmente un altro mammifero poteva svolgere il ruolo di “modello” per  l’uomo, nel 2014 dove si va verso una ricerca “paziente-specifica” e non “specie-specifica” il modello animale è da considerarsi superato.

Risponde il dott. Edoardo Gandini :

  • Qual è la portata dell’articolo 13 TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea)?

L’articolo 13 TFUE segna chiaramente un cambiamento della condizione degli animali che sono definiti “esseri senzienti”.

Se un cambiamento c’è stato, allora il giurista deve domandarsi se “essere senziente” sia un concetto astratto che trova il suo spazio in un limbo non bene identificato oppure se il cambiamento sancisca definitivamente un’apertura verso il riconoscimento di veri e propri diritti.

Esaminando la portata giuridica dell’articolo 13 muovendo dal ruolo del trattato di Lisbona che, come fonte primaria del diritto comunitario, è direttamente applicabile in tutti gli Stati membri, alcuni aspetti si chiariscono.

Il testo della disposizione indica inequivocabilmente che lo status degli animali muove dalla connotazione di soggetti giuridici: gli animali, infatti, sono identificati come “esseri senzienti” che si distinguono dall’ambiente e non possono neppure essere considerati semplici elementi della natura.

Inoltre, la soggettività giuridica degli animali è provata al di là di ogni ragionevole dubbio dal concetto stesso di “benessere” che è tipico dei soggetti di diritto e non certo di cose od oggetti.

Questa disposizione, quindi, impegnando sia l’Unione sia gli Stati membri a “tenere pienamente conto del benessere degli animali”, ci restituisce un’ulteriore prova del suo valore e della sua portata.

E’ pertanto palese che il significato complessivo dell’articolo 13 supera ampiamente il compromesso abbozzato nella seconda parte della norma e dà una chiara ed inequivocabile indicazione al giurista, e dunque al legislatore, circa l’assoluta importanza di riconoscere e tutelare i diritti degli animali in quanto soggetti giuridici.

E se ancora non c’è una concreta obbligazione giuridica che tuteli i diritti degli animali, abbiamo però noi tutti un’obbligazione morale a cogliere questa sfida col massimo impegno possibile in quanto l’obiettivo che dobbiamo perseguire è chiaramente indicato.

  • Cosa pensa dei sempre più numerosi scandali legati a Big Pharma?

Viviamo in un mondo che ha vissuto un fortissimo sviluppo tecnologico e ancora non siamo stati in grado di sviluppare i necessari anticorpi etici e legislativo/giuridici.

Dobbiamo sicuramente riuscire a creare un sistema di controlli molto più stringenti in quanto, purtroppo, quello attuale non è sufficiente ad arginare il fenomeno corruttivo che esiste in numerosi settori. Il mercato farmaceutico muove molti quattrini e l’assenza di regole uniformi rende complicato garantire la sicurezza. In questo senso, l’Unione Europea -se i cittadini saranno capaci di resistere a dannosi impulsi distruttivi- può giocare un ruolo fondamentale sul piano mondiale: l’UE rappresenta il primo mercato mondiale e deve dotarsi di regole uniformi.

Certamente, i protagonisti della ricerca, i presidenti e membri dei Consigli di Amministrazione delle case farmaceutiche e tutti gli altri professionisti del settore non hanno certamente fornito un buon esempio. Durante la conferenza, per esempio, ho semplicemente citato i più ruoli di Garattini: pur non essendoci profili di reato, certamente resta la questione di principio che evidentemente non si è posto.

La legge sull’obiezione di coscienza viene correttamente applicata?

Assolutamente no. Il compito di informare studenti e lavoratori di essere obiettori di coscienza spetta, ai sensi della legge 413/93, a tutte le strutture pubbliche e private legittimate a svolgere attività di vivisezione che però sono quasi sempre inadempienti.

Moltissimi studenti lamentano l’assoluta difficoltà a recepire persino semplici informazioni su quello che a tutti gli effetti dovrebbe essere un diritto.

Inoltre, molto spesso chi osa domandare chiarimenti viene trattato in maniera aggressiva o canzonatorie e ciò fa sì che molti preferiscano rinunciare ad un loro diritto per non rischiare di compromettere il proprio corso di studi o perdere il posto di lavoro.

Questa situazione ignobile evidenzia il valore umano o professionale di molti professori e professionisti del settore.

Personalmente, ricevo moltissimi curricula di studenti e/o giovani lavoratori che mi chiedono disperatamente aiuto per poter continuare a studiare e/o ad esercitare la propria professione. Alcuni di essi, peraltro, sono spinti soprattutto da ragioni scientifiche in quanto sanno perfettamente che dedicarsi alla vivisezione è completamente controproducente da un punto di vista scientifico.

  • Perché è praticamente impossibile entrare nei laboratori?

Quando non si ha niente da nascondere, non si ha paura ad aprire la porta di casa.

Purtroppo, spesso è molto difficile perché le leggi sono scritte male e vengono previsti pochissimi controlli. In tal senso anche la Direttiva europea è un esempio chiarissimo di scarsa volontà politica in relazione alla trasparenza.

Siamo di fronte a laboratori dove spessissimo avvengono violazioni gravissime del benessere degli animali e ciò è testimoniato dal fatto che ogni volta che una telecamera riesce a penetrare in quei luoghi, registra immagini sconvolgenti.

Recentemente l’associazione inglese BUAV è entrata nei laboratori dell’Imperial College di Londra, un fiore all’occhiello della ricerca europea anche in termini di aderenza agli standard legislativi. Eppure le immagini raccontano di una realtà a dir poco vergognoso. Andate a vederlo, si intitola “Licensed to kill”: licenza di uccidere.

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