Inattendibilità del modello animale

12Animali come topi, ratti, cani, gatti, primati non umani, ed altri ancora, vengono regolarmente utilizzati nella ricerca biomedica e tossicologica come surrogati umani di malattie, pertanto, vengono appunto definiti ”modelli animali”.

Ogni anno, vengono spesi circa 3 miliardi di euro/dollari in tutto il mondo per test di sicurezza tossicologica che interessano prodotti di consumo umano quali ad esempio farmaci, cosmetici, ed agenti chimici vari [1].

Ma quanto utili possono essere considerati questi test su animali, in funzione delle umane risposte, quando un farmaco relativamente sicuro e di largo consumo come l’aspirina (uno dei farmaci blockbuster più utilizzati e venduti di sempre) si dimostra tossico nella quasi totalità delle specie usate nei test di laboratorio, causando effetti teratogeni (malformazioni congenite nella prole di cavie gravide) che non vengono per contro rilevati negli esseri umani? [2]

1485 Quanto attendibili possono essere considerati i dati registrati su ”modelli animali”, quando 21 componenti chimici su 30 del comune caffè (bevanda largamente consumata dagli esseri umani) sono stati dimostrati essere cancerogeni nei ratti? (ad oggi non si hanno prove sostanziali alcune che il caffè causi cancro negli umani, anzi sono stati dimostrati effetti epatici protettivi) [3-4]

Quanto credibile può risultare l’estrapolazione di risultati all’uomo se perfino i più comuni e salutari alimenti di consumo umano come avocado, cavoletti di bruxelles, succo di pomodoro, cioccolato, cipolla, aglio, si sono rivelati tossici per i ”modelli animali” di ricerca? [5-6]image description

Quanto sicuri possono essere considerati gli studi preclinici animali, quando non riescono a predire con sufficiente accuratezza eventuali gravi effetti collaterali causati dai farmaci negli esseri umani? [7]

Alla luce di tale potere predittivo discutibile, sembra sorprendente che il settore della ricerca biomedica e tossicologica sia ancora impostato su dati di sicurezza animali.

articolo tratto da realscience.altervista.org

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