Pasqua, la tragedia nelle tradizioni

pasqua_2019_animalisti_onlusPasqua, la tragedia nelle tradizioni

L’imminente arrivo della Pasqua ci pone come ogni anno di fronte all’orribile mattanza degli agnelli, nati appositamente per essere macellati dopo solo 40 giorni di vita.

Come per molte altre pratiche umane, anche in questo caso la società si appella alla TRADIZIONE, in questo caso religiosa, per giustificare l’assassinio di migliaia di animali innocenti. Tutti quelli che attingono a piene mani nel vasto campo delle violenze compiute sugli animali e non si ribellano tendono a darsi una giustificazione etica parlando di USI E COSTUMI, TRADIZIONI CULTURALI, CONSUETUDINI RADICATE NEL TEMPO, PRATICHE RELIGIOSE e cosi facendo evitano di nascondere la loro coscienza, evitano di pensare all’orrore che accettano.

Se le stesse azioni fossero commesse nei confronti di un essere umano, per esempio un bambino, gli stessi individui che sono restati indifferenti di fronte ad un agnello sgozzato, leverebbero scudi e proteste, parlerebbe della inciviltà di questo mondo, della crudeltà nei confronti di un essere indifeso. Non è forse indifesa in egual misura una creatura di specie differente dalla nostra e non prova anch’essa sentimenti, paure, angoscie e desiderio di vivere?

L’indifferenza con cui molte persone affrontano questa realtà ci lascia sbigottiti e indignati: scherzano e ridono parlando di una festa, di un evento gioioso come se tutta la morte che sta dietro non esistesse nemmeno. Nei supermercati, in bella mostra, comprano teste di agnello, parti di corpi che prima di finire sotto una pellicola di cellophane erano creature senzienti. Ma questo non importa perché nessuno ha visto, nessuno ha assistito all’uccisione, nessuno ha sentito le grida disperate, nessuno ha annusato l’odore del sangue.

agnellino_animalisti_onlusUn animale diventa semplicemente un pacchetto da portare a casa. Quante di queste persone mangerebbero l’agnello pasquale se a loro venisse imposto di uccidere da soli il cucciolo? Quanti individui avrebbero l’istinto crudele di alzare un coltello o una pistola davanti ad una vita indifesa che bela cercando la madre?

E allora si impone una riflessione su tutte: non si è meno colpevoli se non si uccide personalmente. Si è semplicemente più vigliacchi, dato che il lavoro sporco si delega ad altri. E si è assolutamente più ipocriti, tacitando la propria coscienza con un semplice gesto che è quello di mettere la testa sotto la sabbia.

Ruth Pozzi

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