L’umanità alla ricerca del potere a discapito dei principi sacrosanti del diritto alla vita

Qualche giorno fa in Italia si è conclusa la lunga battaglia legale fra gli animalisti e le università di Torino e Parma sulla scelta se accecare i macachi oppure no nell’ambito della sperimentazione/vivisezione: dopo due anni, i giudici hanno deciso che è possibile infliggere sui primati lesioni cerebrali e quindi renderli ciechi, per consentire la ricerca (anche se inutile) sulla parziale cecità nell’uomo.

Si resta basiti nel vedere come da una parte, i grandi marchi, le grandi lobby e la politica mondiale cercano di salvare la faccia producendo prodotti cruelty-free e dicano di condurre battaglie ecologiche mentre dall’altra adottano un comportamento, tutto antropocentrico nel trattare gli animali disumanamente, collocandoli in condizioni che farebbero rabbrividire chiunque.

Lo abbiamo visto quando è scoppiata la “pandemia” del Covid-19: sono usciti allo scoperto migliaia di allevamenti canaglia. Alcuni stati, come la Cina, hanno iniziato a vietare di mangiare cani e gatti ma solo dopo che il disastro mondiale si era compiuto, altri hanno vietato allevamenti di animali da pelliccia ed altri ancora puntano sulla politica verde, non per etica come dovrebbe essere da tempo, ma per salvare il salvabile.

Infatti, costoro non capiscono nemmeno adesso che questo non basta, che è proprio il loro comportamento continuo, di assoluta violenza verso gli animali, ancora oggi utilizzato, a far scaturire il disastro globale, pandemie comprese, che ricade e continuerà a ricadere sugli stessi uomini, poiché tutte le forme di vita sono collegate e interconnesse.

Come si può perseverare nel produrre tali atrocità e non capire che quest’ultime sono la conseguenza della morte, della disperazione e del dolore di creature indifese.

I comportamenti umani nei confronti degli animali devono cambiare, non soltanto perché eticamente corretto, ma anche per evitare di avvelenare il mondo con la brutalità e le nefandezze inflitte agli animali e all’ambiente che porteranno inesorabilmente al decadimento dell’umanità.

Anche la chiesta sta iniziando a capire, il collaboratore di Papa Francesco, padre Antonio Spadaro, esordisce con questa frase che spiazza tutti:
Il peccato contro gli animali è la frattura di una connessione radicale tra i viventi, perché il creato non ha frontiere: è di tutti e per tutti”.

Quanti ancora dovranno dirlo, quanti ancora dovranno capirlo prima che sia troppo tardi?
Anche il mero profitto economico, radice di tutto questo dolore, non avrà più senso quando verremo sterminati dalle nostre stesse azioni scellerate.

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