Parte di nuovo il caso Green Hill 

Gli animalisti pronti ad una nuova guerra contro i torturatori di Green Hill.

Parte di nuovo il caso Green Hill, pensavamo che la giustizia avesse messo una pietra sopra la vicenda, invece spuntano supposizioni su una eventuale riapertura del laboratorio delle torture.

Sono passati tre anni e mezzo da quel 18 luglio 2012 – il giorno del sequestro di Green Hill –

ma entrando nell’allevamento di cani contestato per anni da migliaia di attivisti, sembra che nulla sia cambiato. Certo, i cinque capannoni sono vuoti: niente beagle che abbassano lo sguardo né cuccioli che abbaiano.

Tutto è in ordine, pulito, come se sulla collina di Montichiari fossero pronti a ricominciare l’attività. In realtà, è dal 2014 che la legge lo vieta. Entrando, stupisce la cura del luogo: niente erbacce all’ingresso né sul filo spinato che corre lungo la recinzione. Nei capannoni si trovano gabbie pulite, le bacinelle per l’acqua sono riposte in un angolo, le prescrizioni per l’igiene si vedono ovunque.

Parte di nuovo il caso Green Hill 

L’allevamento dell’orrore, Green Hill

Dentro il capannone numero «3», quello adibito a parto e svezzamento, si sente ancora l’odore dei cani e di un ambiente chiuso.

Un lungo corridoio rosso separa decine di celle. Dentro ognuna c’è un giocattolo blu, da masticare. E in fondo alla gabbia scende una lampada, che serviva per garantire calore ai cuccioli.

Niente è lasciato al caso, dentro Green Hill. La tecnologia dice degli investimenti fatti negli anni: il sistema di filtraggio dell’aria, i tubi che servivano ad aspirare l’ammoniaca, le lettiere della gabbia fatte con segatura «certificata», proveniente da legname non trattato con vernici.

Al capannone «2», come in tutti gli ingressi, c’era lo spogliatoio dove i dipendenti si cambiavano: tra esterno e interno non doveva esserci contaminazione. Igiene e tecnologia erano un obbligo perché i cani dovevano essere perfetti: finivano sui tavoli di laboratorio delle aziende farmaceutiche. Da qui ne uscivano più di 2 mila ogni anno, il 90 per cento fuori dai confini nazionali.

Parte di nuovo il caso Green Hill ? la domanda è d’obbligo

L’attività è sospesa e dei 28 dipendenti ne sono rimasti due: un veterinario e un altro addetto. All’interno della palazzina amministrativa permangono faldoni, computer, telefoni. E la foto incorniciata di un beagle, che non sorride.

Parte di nuovo il caso Green Hill ? la domanda è d'obbligo

L’anno scorso il Tribunale di Brescia ha comminato tre condanne per maltrattamenti e animalicidio

Gli imputati sono ricorsi in appello. Il sito non è ancora stato venduto perché l’attività potrebbe un giorno ripartire, se la legge dovesse cambiare. Una possibilità non remota, dato che 3.300 cittadini hanno scritto una lettera alla Commissione europea chiedendo che vengano portate delle modifiche alla legge italiana sulla sperimentazione animale, giudicata troppo restrittiva per il mondo della ricerca. La risposta? «Il procedimento – scrivono dalla Direzione generale ambiente della Commissione – è in fase di valutazione».
Fonte: Corriere della sera – di Corrado Trebeschi

 

Condividi
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • Technorati
  • email
  • LinkedIn
  • MySpace
  • Print

Potrebbero interessarti anche...